Decisioni difficili

Lui è lì che dorme beato, o almeno così sembra, e io sono davanti al pc, a un metro da lui, a cercare la struttura che si occuperà della sua cremazione.
Mi sento una merda.
Mi dicono "deciditi a prendere quella decisione prima che soffra", ma io sono egoista e se non lo vedo soffrire non ce la faccio a pensare di ucciderlo.
Si parla tanto di eutanasia ma dover decidere della vita o della morte di qualcuno che non ti può dire se soffre, è una cosa umanamente straziante. Forse per noi possiamo decidere ma per qualcun altro come si fa?
Lui ha un linfoma. Scoperto per caso, per una fortunata, ove la parola fortuna proprio non ci sta, visita dal veterinario, che gli ha sentito alla palpazione una massa nell'addome, quando ancora non aveva alcun sintomo.
Lo hanno rivoltato come un calzino per proporci, alla fine della costosa giostra, cortisone e chemioterapia.
Altre torture, altra giostra inutile.
Lui non guarirà. Si potrebbe cercare di portarlo avanti, torturandolo, al massimo un anno/un anno e mezzo.
Così, dopo pianti e notti insonni, abbiamo deciso che il cortisone sarebbe stato l'unico palliativo accettabile. Rallenta la malattia, è indolore, gli fa venire appetito. Però dura poco. Dopo un po', quel mostro che si porta dentro troverà il modo di reagire al cortisone e lo devasterà.
E' con me da undici anni, da quando era uno scricciolino trasportabile in una mano, persino nella mia.
Ha avuto una vita bella, piena di amore, di pappa buona e giochi scatenati e l'ultima cosa che devo fare per lui, per poter dire che ha avuto una vita bella, è ucciderlo prima che la sofferenza rovini tutto.
L'estremo gesto di amore "ché tanto di vivere due mesi in più ma di merda a lui non frega proprio niente", mi dicono.
Sono io che mi attacco ai minuti, ai giorni e sogno mesi, pur di non lasciarlo andare.
Piangere non serve, il dolore non passa.
Affronto giorno per giorno, cercando di non pensare a come sarà la casa senza di lui, al fatto che non sono assolutamente in grado di affrontare la morte, so solo rifiutarla con ogni cellula del mio cervello ma soprattutto al fatto che un giorno, che probabilmente sceglierò puntando una penna con gli occhi chiusi su un calendario, io prenderò consapevolmente la decisione di accarezzarlo per l'ultima volta.
Io non so come si fa.
"E' solo un gatto", dicono alcuni.
Fanculo.
Nessuno ha idea di quante cose abbiamo condiviso in undici anni di vita, di quanto lui sia l'amore allo stato puro, quello disinteressato, totale, devoto, costante.
Per tutto quello che mi ha dato glielo devo di non trattarlo solo come un gatto e di lasciarlo andare con la sua dignità ancora intatta.
Quindi oggi si parla di cremazione, magari domani sarà il giorno della penna sul calendario.
Lui è li, mi guarda e aspetta, aspetta solo che io sia pronta.

Commenti

  1. Non è mai "solo un gatto".

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    1. Eh...già... Poi, per carità, sappiamo (tu meglio di me purtroppo) che c'è di peggio ma è comunque una perdita...

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